Cowboys & Aliens - Recensione

Cowboys & Aliens – Recensione

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Questa è indubbiamente l’epoca dei mashup e dei remix. Non solo al cinema, ma anche in musica e in letteratura, la cifra di questi anni zero (oramai divenuti anni dieci) è quella di prendere pezzi dell’immaginario collettivo e combinarli con altre suggestioni, teorie, spunti e idee appartenenti ad altri versanti narrativi, artistici o simbolici.

In questo senso, Cowboy & Aliens è un film che fotografa bene lo “zeitgeist”, lo spirito dei tempi, ma lo fa mantenendo al tempo stesso un fortissimo raccordo con la “tradizione” hollywoodiana, il buon mestiere dell’intrattenimento, l’arte sopraffina di plasmare spettacoli di grande impatto emotivo e spettacolare. Intendiamoci, quello che abbiamo di fronte non è certo un film sperimentale o un’opera d’avanguardia, tutt’altro.



Si tratta di un bel giocattolone made in Hollywood che riesce a “ibridare” in modo leggero ma efficace i due più prolifici “miti della frontiera” che il cinema americano abbia mai sfornato e celebrato: il western e l’alien movie. Il suo essere in linea coi tempi è dunque più una questione di estetica e di confezione, ma questo a conti fatti non certo è un problema poiché C & A ha come merito principale quello di ricordarsi di fare ciò che sempre più action moderni hanno tragicamente dimenticato: la loro mission principale. Quella ricetta gustosa e genuina che consiste nel saper mettere sul piatto una buona dose di spettacolarità ben congegnata e rifinita, un plot coinvolgente e capace di intrattenere, un cast di stelle che lavorano bene e in sintonia e una cura per i dettagli e per la tenuta d’insieme che sigilla e garantisce la “fragranza” del prodotto.

Dietro la macchina da presa si riconosce la mano sicura di Jon Favreau: regista, attore e sceneggiatore partito da una forte impronta indie che negli anni si è poi evoluta in una trionfante vocazione al cinema mainstream, sempre declinato però con un certo gusto per la ricerca visiva e narrativa. E anche, lasciatemelo dire, per quello che in fondo è sempre stato il background favorito di Favreau: la commedia, quella brillante, logorroica e idiosincratica, scattante di tic e manie, attraversata da un’ironia agrodolce e straordinariamente lucida.

Questo marchio di fabbrica, trionfalmente impresso su quello che a tutti gli effetti rimane uno dei migliori esempi di blockbuster nel nuovo millennio, Iron Man, è in realtà molto meno presente in questo western-fantascientifico. E questo è uno dei difetti che saltano più all’occhio in una pellicola che per il resto funziona a dovere, senza cali o flessioni di sorta. Merito anche di un Daniel Craig solido e ben piantato al centro della storia, così come dell’Harrison Ford che lo affianca con classe ed esperienza, e di un ricco “contorno” di ottimi interpreti, da Clancy Brown a Sam Rockwell (ma va promossa anche Olivia Wilde). Insomma, se cercate un film geniale e imprevedibile che scavalchi i generi e consacri una nuova stirpe di blockbuster d’autore, siete molto lontani dal vostro scopo. Se invece quello che volete è un sano intrattenimento all’insegna della “vecchia scuola” che sa ancora essere di tendenza e rispondere a uno degli istinti più sani del grande cinema d’intrattenimento, allora rimarrete soddisfatti come il sottoscritto.



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